Marino Di Prospero
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MARINO DI PROSPERO è nato nel 1958 a Tornimparte (AQ) dove svolge la sua attività di scultore a tempo pieno. Dopo gli studi specifici all'istituto Statale d'Arte dell'Aquila, in cui ha avuto tra gli altri come primo autorevole maestro il pittore Fulvio Muzi, si affaccia alla ribalta dell'arte giovanissimo, iniziando a scolpire e dipingere già dalla prima metà degli anni ‘70.
Nell’82 stringe amicizia con Pericle Fazzini, dal quale riceve importanti suggerimenti per la maturazione e le successive scelte della sua poetica fortemente ancorata ai valori simbolici delle civiltà arcaiche, contadina in particolare. Trova nella lavorazione della pietra il materiale a lui più congeniale. Collateralmente si dedica alla progettazione e realizzazione di oggetti di design, gioielleria e medaglistica. Ha tenuto mostre personali e di gruppo in Italia e all’estero. Le sue opere sono collocate in musei e in numerose collezioni pubbliche e private.
Le sue opere sono state donate in occasione di eventi culturali ad autorità politiche, religiose, scientifiche.
Sono stati consegnati inoltre suoi lavori e trofei a numerose autorità e istituzioni statali.

 


NEWS

A Reggio Emilia- galleria Contemporart
"Immagina Arte fiera"

Dal 27 al 30 Novembre 2009
Orari: venerd́ 16-20, sabato e domenica 10-20, luned́ 10-13

La casa editrice e galleria d’arte Contemporart, presenta una serie di sculture recenti dell’artista Aquilano, opere di media dimensione realizzate in marmo, legno e pietre varie. Dopo un 2008 pieno per Di Prospero di manifestazioni importanti, quali le mostre personali di Milano e Padova, le fiere di Catania, .Brescia, Reggio Emilia, Padova, Longarone, e la realizzazione di sue grandi opere per monumenti pubblici, il suo lavoro viene presentato ora oltralpe in Austria alla fiera d’arte di Insbruck..

“La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere”.

nella foto: “Libera” 2008 marmo bianco di Carrara


Mostra personale di Marino Di Prospero - Arte fiera di Padova
Padiglione degli storici, galleria Giò Art di Lucca

Dal 7 al 10 novembre 2008
6 novembre ore 18 preview su invito
Orari: 10-20 lunedì 10-13

Lo scultore Abruzzese presenta una serie di sculture recenti medio- grandi e piccola dimensione realizzate in marmo, legno e pietre varie.

La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere.


ContemporArt Arte & Cultura - giugno 2008 - "La scultura che libera l'anima dalla materia"

La seduzione della materia, ha attratto ed affascinato lo scultore aquilano Marino Di Prospero, come il canto delle sirene.
Dopo gli studi si dedica subito alla pittura seguito dal maestro Fulvio Muzi e quindi alla scultura fin dagli anni '70, improntata ai valori simbolici del realismo sociale ed alle civiltà del passato. Dall'82 frequenta il grande scultore Pericle Fazzini, i cui insegnamenti gli faranno fare il salto di qualità nel proseguimento del suo iter artistico, con notevoli successi, tanto che dal 1986 a tutt'oggi ha realizzato trentuno monumenti pubblici.
Il Tempio della SaggezzaMa ritorniamo alla valutazione artistica della sua poetica, che più ci preme delle opere di Marino. Verso gli anni '90, nella sua scultura su pietra, subentrano contaminazioni di oggetti di legno e utensili tipici dell'antica terra d'Abruzzo. Dicevamo che la scoperta della materia: legno, pietra e marmo, nella loro fisicità immobile, ma che agli occhi dello scultore può cambiare, acquisire un'anima e diventare un'opera d'arte.
La scultura per Marino, come per Michelangelo, è togliere, liberare la forma interna imprigionata (ricordate "I Prigioni"?), dal materiale superfluo che impedisce di uscire a nuova vita, per realizzare così i sogni dell'uomo-scultore. E c'è, senza dubbio, qualcosa di sovrannaturale nel gesto di liberare l'anima dalla materia; c'è tutta la simbologia della nostra prodigiosa esistenza, quando Dio creò l'uomo animando la materia con un "soffio", dopo averla manipolata.
Anche Marino, questa scoperta della materia e la voglia incontenibile di manipolarla , prima per gioco e poi per creatività, se l'è portata sempre dentro fin dall'infanzia, quando rimirava da lontano il massiccio del Gran Sasso o quando provava a scalarlo, raccogliendo ciottoli corrosi dal tempo, che poi lanciava verso il basso, in quella vastità di colline che sembrano non aver confini.
Le sue opere in legno ed in pietra hanno un valore di racconto e di riscoperta dell'estetica primitiva: un incantesimo favolistico, un perdersi in una dimensione arcaica senza tempo, un ritorno alle origini, ma sempre con la concretezza della materia. E qui troviamo le ispirazioni e gli insegnamenti di Viani, Arp, Moore e del grande Brancusi con la sua semplicità, purezza, con forme spoglie e levigate eppure compiute in se stesse.
Anche le forme di Marino, specialmente quelle dal 2003 al 2008, raggiungono il massimo della purezza, preludendo ad eleganze insospettabili, che solo con il marmo si possano raggiungere.Migrazioni Infatti lo scultore fa affiorare dai blocchi del marmo bianco di Carrara, forme aeree come le "Migrazioni", "Voli", "Il Volo", “Uccello 4" e "Forme in tensione 2/3": le forme lievi e sinuose che sanno muoversi con la lievità dell'onda, celando il proprio punto d'equilibrio, creando prospettive nell'alternarsi dei pieni e dei vuoti, che spesso evidenziano cromie segrete del marmo.
Le "Forme libere" nello spazio, metà ruvide e metà levigate s'innalzano verso il cielo con straordinaria eleganza, grazie anche alla sinuosità dei vari reperti ed alla rigidità totemica e monumentale delle forme arcaiche, che ricordano i megaliti di Stonehenge in Gran Bretagna. Marino continua la ricerca con i suoi stilemi su forme astratte dalla simbologia ancestrale, ma d'impianto (prettamente) contemporaneo, in cui la materia vuole recuperare la propria essenza segreta e diventare così protagonista del processo creativo, tramite cui le forme, le sensazioni, le alchimie si compenetrano in una precisa ed originale fisionomia poetica.

(nella foto: "Il Tempio della Saggezza", 2002. Bianco Carrara, h. cm 400. Università degli Studi di Aquila, Coppito.)

Breve biografia
È nato a Torninparte (AQ) dove svolge la sua attività di scultore a tempo pieno. Ha avuto come primo autorevole maestro il pittore Fulvio Muzi. Dopo gli studi specifici si affaccia alla ribalta dell'arte giovanissimo, iniziando a scolpire e dipingere già nei primi anni '70. In questi anni realizza i primi dipinti e sculture improntate ad un realismo sociale degli ultimi documenti della vita contadina. Nel 1982 stringe amicizia con Pericle Fazzini, dal quale riceve importanti suggerimenti per la maturazione e le successive scelte della sua poetica fortemente ancorata ai valori simbolici delle civiltà arcaiche. Nei primi anni Novanta la sua scultura si arricchisce dalla contaminazione di materiali molteplici e dall'assemblaggio e riutilizzo di vecchi oggetti e utensili della tradizione della sua antica terra d'Abruzzo. Trova nella lavorazione della pietra il materiale a lui più congeniale. Collateralmente si dedica alla progettazione e realizzazione d'oggetti di design, gioielleria e medaglistica. Si sono interessati alla sua opera e ne hanno scritto tra gli altri: Giuseppe Porto, Emidio Di Carlo, Nicola Ciarletta, Fortunato Bellonzi, Renzo Mancini, Maria Grazia Tolomeo Speranza, Vittorio Esposito, Carmine Benincasa, Leo Strozzieri, Antonio Gasbarrini, Carlo Boumis, Alessandro Masi, Nicola Miceli, Maria Cristina Ricciardi, Paola Ardizzola, Carlo Melloni, Marcellino Campara, Mario Lunetta, Antonio Zimarino, Giannino Giovannoni, Sergio Garbato ecc.


Il “Museo di Babele”
Marino Di Prospero

A cura di Barbara Di Santo e Paola Franzosi
Catalogo in galleria a cura di Ivan D’Alberto

Ciclo : Sguardi divergenti

Inaugurazione
lunedì 12 maggio alle ore 18
La mostra resterà aperta nei giorni di lunedì , mercoledì e venerdì, dalle ore 16,30 alle 18,30 fino al giorno 30/5/2008

Circolo culturale Bertolt Brecht,
Spazio 2
Via Giovanola 21/c (Milano MM2 Abbiategrasso)

Lo scultore Abruzzese presenta una serie di sculture recenti di media e piccola dimensione realizzate in marmo e pietre varie.

La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere.


MIGRAZIONI
Località Rivà - Ariano nel Polesine (Ro)

Migrazioni Il parco del Delta del Po è una risorsa non solo locale ma dell’ Italia intera, questo dinamico incontro tra il fiume, il mare e gli artifici umani crea uno degli ambienti naturali più esclusivi, merita una maggiori tutela e attenzione da parte di tutti. L’opera d’arte è nella mia intenzione un segno di richiamo e un simbolo di questo parco, essendo essa collocata nei pressi della porta sud.
Ho voluto fare un omaggio alla gente del Polesine, che ha saputo tutelare le bellezze della natura, in modo specifico la fauna, anche grazie all’attaccamento e alla tutela delle proprie terre fertili, che ha difeso strenuamente dalle acque. Questo universo dalle caratteristiche peculiari è sicuramente l’habitat naturale di una miriade di uccelli acquatici; la scultura è la rappresentazione di una emigrazione di persone e al contempo di una migrazione di uccelli, è un volo, è un viaggio di una barca. E’ il ricordo dell’esodo di massa che ha visto le genti del Veneto fino ad un tempo relativamente recente costrette a cercare fortuna in altri posti del mondo.
La salvaguardia di questo patrimonio naturalistico è al contempo la tutela della propria storia e delle proprie radici. Ho scelto la realizzazione di questa scultura in marmo di Carrara che, oltre ad essere congeniale alla mia figurazione è valorizzante dell’idea stessa, inoltre il suo colore bianco può essere percepito da notevole distanza. Questo gruppo plastico è evidenziato dal basamento, che ha una forma schematica e un colore scuro (il travertino noce di Tivoli), il plinto inoltre simboleggia la terra, che messo a cavallo della canaletta, dove scorre l’acqua, viene inseminata. Per rendere più esplicito questo concetto, che è alla base della cultura contadina ho inserito un uovo, il simbolo per eccellenza della fertilità e del ciclo vitale, di buon auspicio alla conservazione di questo enorme patrimonio naturale.

Marino di Prospero

"Migrazioni"
Caratteristiche dell’opera:
Dimensioni blocco superiore: cm h 220 x l 320 x p 80
Dimensioni base: cm h 210 x l 130 x p 90
Materiale blocco sup.re: Marmo bianco di Carrara
Materiale base: Travertino noce di Tivoli
Peso: 10.000 Kg

Attraverso la PERSONALGUIDE potete ascoltare la descrizione dell'opera al numero verde e digitando il codice 220


 
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