Marino Di Prospero |
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MARINO DI PROSPERO è nato nel 1958 a Tornimparte (AQ) dove svolge la sua attività di scultore a tempo pieno. Dopo gli studi specifici all'istituto Statale d'Arte dell'Aquila, in cui ha avuto tra gli altri come primo autorevole maestro il pittore Fulvio Muzi, si affaccia alla ribalta dell'arte giovanissimo, iniziando a scolpire e dipingere già dalla prima metà degli anni ‘70.
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A Reggio Emilia- galleria Contemporart Dal 27 al 30 Novembre 2009
“La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere”. nella foto: “Libera” 2008 marmo bianco di Carrara
Dal 7 al 10 novembre 2008 Lo scultore Abruzzese presenta una serie di sculture recenti medio- grandi e piccola dimensione realizzate in marmo, legno e pietre varie. La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere.
ContemporArt Arte & Cultura - giugno 2008 - "La scultura che libera l'anima dalla materia" La seduzione della materia, ha attratto ed affascinato lo scultore aquilano Marino Di Prospero, come il canto delle sirene. (nella foto: "Il Tempio della Saggezza", 2002. Bianco Carrara, h. cm 400. Università degli Studi di Aquila, Coppito.) Breve biografia |
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Il “Museo di Babele” A cura di Barbara Di Santo e Paola Franzosi Ciclo : Sguardi divergenti Inaugurazione Circolo culturale Bertolt Brecht, Lo scultore Abruzzese presenta una serie di sculture recenti di media e piccola dimensione realizzate in marmo e pietre varie. La ricerca costante e continua della purezza delle forme e del principio di creazione che di sé permea la realtà tutta è alla base dell’opera di Marino Di Prospero. Anche quando la sua scultura diventa monumentale o encomiastica, quale quella degli anni giovanili, egli si libera del linguaggio retorico e meramente descrittivo. Egli riscopre il senso originario della forma plastica, tralasciando i dettagli a favore di un’idea assoluta, essenziale che riporta alla luce l’archetipo, il seme primordiale della realtà, spingendosi verso purezza e linearità incondizionate. Vuoti si alternano a forme piene e sinuose, colonne poderose si ergono, linee concave e convesse si lasciano cullare da un spazio avvolgente nel marmo, nel legno, nei metalli. L’artifex trasforma il disordine in ordine, fondendo la compattezza della materia alla leggerezza del movimento, riportando alla luce forme intrinseche, nascoste nella scultura stessa. Quella dell’artista è una riscoperta progressiva, una reinterpretazione genuina e preziosa di una molteplicità di linguaggi che rimandano all’esperienza storica e artistica dei grandi protagonisti della scultura del 900. E questa ricerca sperimentale a consentire a Marino Di Prospero di entrare nel “Museo di Babele” per potersi confrontare con l’arte. Pur tuttavia, il suo linguaggio e i suoi soggetti si legano di quando in quando a una tradizione popolare, contadina che affonda le proprie radici nella mitologia benevola e salvifica della Madre Terra. Ne scaturisce una forza ancestrale e totemica che non vuole essere semplice imitazione della natura, ma è rappresentazione quasi astratta dell’integrità primitiva dell’essere. |
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